Federazione Italiana Barman

Storia ed origini del cioccolato

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Furono i Maya i primi a scoprire la bontà dei semi di cacao (cacaoyer) 600 anni prima di Cristo. Questa popolazione preparava una bevanda mescolando la polvere dei semi tostati di cacao, acqua e spezie. Le leggende sostengono che il seme della pianta del cacao era stato portato dal paradiso e che la saggezza e la potenza venivano dal consumo del frutto dell'albero del cacao.

Oltre ad essere un alimento, il cacao era per i Maya anche una moneta e con gli Aztechi, il cui sistema monetario era proprio basato sulle fave di questa pianta, entrò definitivamente nella storia. Molti indigeni erano spensierati e preferivano bere il cacao piuttosto che arricchirsi. Hernandez (1572) riporta che gli indigeni avevano una vita allegra, non si preoccupavano dell'avvenire e godevano dei beni temporali della natura utilizzando i semi del cacao al posto della moneta. Un esploratore del Centro America scoprì che con 4 semi di cacao si poteva comperare un zucca, con 10 un coniglio, con 12 una notte con una concubina, e con 100 uno schiavo.

Gli Aztechi associavano il cioccolato a Xochiquetzal, la dea della fertilità. Nelle Americhe il cioccolato, dopo essere stato tostato, macinato, mescolato con un liquido e sbattuto fino a diventare spumoso, il cacao veniva servito come xocolatl, spesso aromatizzata con vaniglia, peperoncino e pepe. Questa bevanda dall’aspetto schiumoso, amara e scarsamente gustosa somigliava molto poco al cacao dolce e gradevole che apprezziamo tutti, tuttavia gli Aztechi consumavano il xocolatl per eliminare la fatica, stimolare le forze fisiche e mentali, e consentire, così, la trascendenza. Altri modi di preparazione combinavano il cioccolato con la farina di mais ed il miele.

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Dati sul caffè

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Percentuali della composizione chimica del caffè crudo:

- acqua (umidità) 8-12 - zuccheri 10

- cellulosa 24 - caffeina 1,1-4,5

- sostanze grasse 12 - acido clorogenico 10

- sostanze azotate 12 - ceneri 4,1

Percentuali della composizione chimica del caffè torrefatto:

- acqua (umidità) 1 - zuccheri 2

- cellulosa 25 - caffeina 1,1-4,5

- sostanze grasse 16 - acido clorogenico 4,5

- sostanze azotate 14 - ceneri 4,5


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IL CALVADOS

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Il Calvados è un’acquavite ottenuta dal sidro di mele. Viene prodotto in Francia e più precisamente in Normandia. Le sue origini risalgono al 1500. Alla fine del 1700 ci fu la liberalizzazione del commercio, di conseguenza il distillato di mele cominciò ad essere esportato fuori zona.

 All’inizio era conosciuto come acquavite del Calvados, intesa come zona, successivamente l’acquavite stessa fu denominata Calvados. Nel 1942 diventò AOC che è in pratica una Denominazione di Origine Controllata. Nel 1963 le norme furono riviste arrivando a catalogare i vari passaggi richiesti dalla legge.

Le mele utilizzate sono da sidro, non adatte per essere consumate a tavola. In Normandia esistono centinaia di varietà di mele, ma legalmente ne possono usare 48 tipi. La loro classificazione si divide in 4 gruppi: dolci, amare, dolci/amare e acidule. Talvolta viene aggiunta una piccola percentuale di pere per raggiungere l’acidità richiesta.

Le mele sono raccolte in autunno e lasciate maturare fino all’inverno. Viene quindi estratto il succo e fatto fermentare da 1 a 3 mesi. L’alcolicità minima per il sidro è di 4,5%  per legge. La lavorazione ripercorre quella del Cognac avendo in comune un alambicco molto simile

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Il Vino

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La degustazione

 

 

 

 

La degustazione di un vino non può prescindere da due precedenti valutazioni: l’esame visivo e l’esame olfattivo. Queste infatti forniranno importanti indicazioni sul profilo del vino, prima che si proceda all’assaggio. Il colore del vino, la brillantezza, la formazione degli archi nel bicchiere sottoposto a rotazione, le percezioni olfattive sono elementi che soprattutto nel vino orientano il consumatore sulla qualità del prodotto. Parlando di vino di qualità, ci troviamo di fronte a un prodotto che deve esprimere fedelmente le caratteristiche intrinseche della materia prima di partenza: l’uva. Mentre nei distillati il colore, ammesso per legge, può essere ritoccato con aggiunta di caramello o nelle bibite è consentita l’aggiunta di coloranti per tonificarne l’aspetto, per il vino esistono normative più severe che limitano gli interventi durante la lavorazione.

Esame visivo


Versando il vino in un bicchiere da degustazione si potrà osservare se vi è presenza di anidride carbonica quindi stabilire se si tratta di un vino fermo o frizzante . Sollevando il bicchiere e ponendolo contro una sorgente luminosa potremo stabilirne la limpidezza, inclinandolo ne valuteremo l’intensità di colore, e mantenendo il bicchiere inclinato, nello strato più sottile si potranno cogliere le sfumature.
Facendo roteare il bicchiere e riportandolo in posizione ferma si osserveranno le lacrime del vino e gli archi: questi ci daranno la valutazione della densità, se gli archi sono ampi denotano una maggiore presenza di glicerina.

 

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Studiamo i cocktail

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Al 54° IBA Meeting di Helsinky che si è svolto recentemente, sono state presentate numerose nuove ricette.

Il barman Antonino Piazza si è classificato al quarto posto con il drink:

                                           

GHOST DREAM

 

2 cl     liquore di limoni

2 cl     vodka

3,5 cl  succo fresco di pompelmo

2,5 cl  midory suntory

2 cl     brut

2 cl     sciroppo di miele

1 cl     liquore alla mela verde

 

Cerchiamo adesso di capire meglio questa costruzione. C’è l’impiego di ben 3 liquori e per fronteggiarli il distillato più adatto non poteva che essere la vodka. Ciò evita un’ulteriore aggiunta aromatica che sarebbe stata senz’altro eccessiva. I 2 cl danno un tocco aggiuntivo di alcolicità, ma servono soprattutto a ridare equilibrio ad un drink altrimenti troppo aromatico e  persistente al palato. Il limone con il midori costituiscono la trama, lo sviluppo nei profumi e nei sapori del cocktail. Il succo fresco del pompelmo allunga il tutto, abbassa la gradazione e dona toni di amaro favolosi. Ricordiamoci che è un succo fresco, un concentrato di pompelmo comprometterebbe la gradevolezza della miscela. Lo sciroppo di miele legato al limone, pensate alle caramelle al miele, è un abbinamento superlativo. Al tempo stesso lo sciroppo contrasta l’amaro del pompelmo. Invece 1 cl di liquore di mela verde dà un lieve aroma, aggiungendo finezza al composto. La mela regala anche una serie di profumi delicati. I 2 cl di brut danno al cocktail un’aggiunta di freschezza. Diviene infatti meno impegnativo e di più facile impatto. Il colore verde del drink è forse un po’ eccessivo, ma dà l’idea del dissetante. Questo cocktail viene classificato nella categoria dei fancy drink. Notate come in un cocktail dai 7 ingredienti ogni prodotto ha il suo spazio ben preciso. C’è da fare attenzione alle dosi, l’imprecisione di qualche dosaggio può incidere in maniera determinante. Non è un problema il cl in più di vodka o di brut, ma gli altri ingredienti hanno dosi dalle quali ci si può discostare davvero di poco. Per questo motivo è consigliato non andare oltre i 4-5 componenti in un cocktail, altrimenti i margini sui quale muoversi sono molto ridotti.

 


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